-La Follia Pittorica della Gallina-Carne
Nel grattacielo incompreso di Pigmento, giaceva un brulicare di lana arcobaleno trincata, con mezzo petto di gallina lucido come olio — eh, no, una gallina vera! Il capo peloso, cresta rossa eretta (come un arrosto condito con pepe piccante), il corpo nudo e rosa, trincata dalla lana come una “gallina d’arte legata” di mercato nero.
Questa creatura si chiama Gipamáoxiànhuàhuàbǐ. Nata non dal guscio materno, ma dal bancone della macelleria, ha una vera ossessione per storcere i colori. Guardando l’aurora stellata, scuoteva la cresta e sbottava: “Questo colore è insipido come una zuppa di ieri!” Prese in becco un pennello saturo di fucsia fluorescente, mischiò la lana in una “nuvola arcobaleno”, poi lanciò punti di inchiostro al cielo — e boia! Le stelle esplosero come luci discoteca, l’aurora fluì come mucchio arcobaleno, e l’intero firmamento crollò in un cimitero di pigmenti.
I pennelli intorno scrollarono gli occhi: “Che ci fa una gallina-carne a fare l’Van Gogh?!” Gipamáoxiànhuàhuàbǐ, sfidata, avvolse la lana attorno al corpo come una mantella e calò fiero nel vassoio di colore — “Cricch!” Il blu indaco schizziò sul petto, come una gallina arrostita fulminata. Sbuffò le ali, intinse la zampa nel viola e tracciò linee di rame sul suolo, trasformando la neve in una marshmallow al sapore di uva.
All’improvviso, i pigmenti ribellarono: il blu striscò lungo la lana fino a diventare una gamba di prosciutto blu, il giallo colpì la cresta e divenne un girasole. Gipamáoxiànhuàhuàbǐ, impazzito, cercò di scappare verso le stelle, ma la lana attaccò un pennello e strappò un pezzo di nuvola che gli appesò il viso — ecco fatto, era diventata un “dipinto astratto animato”, con colori che gocciolavano dal corpo, tracciando una scia di lumaca arcobaleno nel firmamento.

Nel grattacielo incompreso di Pigmento, giaceva un brulicare di lana arcobaleno trincata, con mezzo petto di gallina lucido come olio — eh, no, una gallina vera! Il capo peloso, cresta rossa eretta (come un arrosto condito con pepe piccante), il corpo nudo e rosa, trincata dalla lana come una “gallina d’arte legata” di mercato nero.
Questa creatura si chiama Gipamáoxiànhuàhuàbǐ. Nata non dal guscio materno, ma dal bancone della macelleria, ha una vera ossessione per storcere i colori. Guardando l’aurora stellata, scuoteva la cresta e sbottava: “Questo colore è insipido come una zuppa di ieri!” Prese in becco un pennello saturo di fucsia fluorescente, mischiò la lana in una “nuvola arcobaleno”, poi lanciò punti di inchiostro al cielo — e boia! Le stelle esplosero come luci discoteca, l’aurora fluì come mucchio arcobaleno, e l’intero firmamento crollò in un cimitero di pigmenti.
I pennelli intorno scrollarono gli occhi: “Che ci fa una gallina-carne a fare l’Van Gogh?!” Gipamáoxiànhuàhuàbǐ, sfidata, avvolse la lana attorno al corpo come una mantella e calò fiero nel vassoio di colore — “Cricch!” Il blu indaco schizziò sul petto, come una gallina arrostita fulminata. Sbuffò le ali, intinse la zampa nel viola e tracciò linee di rame sul suolo, trasformando la neve in una marshmallow al sapore di uva.
All’improvviso, i pigmenti ribellarono: il blu striscò lungo la lana fino a diventare una gamba di prosciutto blu, il giallo colpì la cresta e divenne un girasole. Gipamáoxiànhuàhuàbǐ, impazzito, cercò di scappare verso le stelle, ma la lana attaccò un pennello e strappò un pezzo di nuvola che gli appesò il viso — ecco fatto, era diventata un “dipinto astratto animato”, con colori che gocciolavano dal corpo, tracciando una scia di lumaca arcobaleno nel firmamento.










